Ambrogio

Mancavano pochi giorni al mio diciassettesimo compleanno, quando ho lasciato la “montagna incantata” di Prasomaso. Ero arrivato lassù diciotto mesi prima poco più che quindicenne , con l’animo in subbuglio e con mille paure. Allora frequentavo una scuola professionale con profitto zero, ma nonostante ciò ero a metà del secondo anno con qualche speranza di recupero! Poi, un mattino di febbraio, è arrivato il furgone del consorzio antitubercolare a infrangere le mie speranze di promozione. Dopo alcuni giorni infatti mi hanno convocato al dispensario per accertamenti e lì mi hanno detto che avevo dei problemi al polmone destro, per cui dovevo essere ricoverato per un paio di mesi. Pazienza se poi sono diventati qualcuno in più….. si vede che i medici non volevano spaventarmi troppo! Non mi dilungo a raccontare la mia vita di quei giorni: il “libro degli ospiti” con le testimonianze mie e di altri amici, da un’idea di ciò che quell’esperienza ha rappresentato per noi, accomunati da uno stesso destino:la malattia e il distacco dai propri affetti. Prasomaso era così: ti accoglieva nel suo mondo di gioventù malata ma con tanta esuberanza e voglia di vivere la p
ropria giovinezza; e mentre i dottori ti iniettavano streptomicina, Lui piano piano, giorno dopo giorno, si insinuava come un benevolo virus nella mente e nel cuore per non lasciarti mai più. Così ancora oggi rivivo quei
giorni come fossero appena trascorsi e il ricordo delle amicizie nate lassù è ancora molto sentito e vivo. Naturalmente il prosieguo della vita ha poi scombussolato un po’ le cose. Ognuno ha preso la sua strada e adesso mi domando con un po’ di nostalgia dove sono tutti quanti! Renato e la sua chitarra e gli accordi della “bambolina che fa no no”, Giuseppe, Giusy, Anna Maria che cantava “ti sogno Metaponto” sulle note di “ti sogno California”, Fausto che con l’armonica a bocca era meglio di Bob Dylan, Rosanna, il mio amore platonico, Riccardo buono come il pane e vittima designata di tante burle innocenti, Sergio, e “L’amante di Lady Chatterley “ del quale ci raccontava i racconti più piccanti lasciandoci a bocca aperta e un po’ su di giri! Clelia e il suo canto perenne che aiutava a scacciare la nostalgia di casa, S: Maria Rosa con la quale potevi discutere di tutto e aveva sempre una risposta ai tuoi perché……….. Tornato a casa, ho ritrovato gli amici di prima e questo mi ha aiutato a reinserirmi senza difficoltà nel mondo ritrovato. E in breve tempo ero pronto per nuove avventure fatte di amoretti e filarini tipici dell’adolescenza con le festicciole della domenica pomeriggio in casa di amici e con le ragazze che un nostro amico, che ci sapeva fare, ci procurava con una facilità irritante! Io in quel campo ero piuttosto timido nonché molto imbranato, per cui ,quando come per magia saltava la corrente, mi trovavo un po’ nei casini (in senso buono naturalmente!) e meno male che le ragazze erano più sveglie e un po’ alla volta mi hanno……. svezzato!.
Poi a un certo punto le festicciole non bastavano più: cercavamo qualcosa di più concreto e utile per impegnare al meglio la nostra giovinezza e abbiamo scoperto la bellezza dei campi di lavoro che organizzavamo nei vari paesi per raccogliere fondi e realizzare così opere nei paesi poveri dell’Africa e del Brasile. Ricordo ancora con piacere quei sabati e domeniche trascorse a svuotare solai e cantine in un ambiente gioioso, e il legame e l’amicizia che si instaurava tra di noi e con la gente che ci aiutava in vari modi a realizzare i nostri obiettivi.Avevo anche, ed ho tutt’ora, una grande passione per la montagna, e quindi spesso alla domenica si partiva per magnifiche escursioni che ci ritempravano il fisico e lo spirito. L’andar per monti poi, mi ha fatto conoscere molta altra gente nuova. Una delle più belle esperienze della mia giovinezza sono stati i giorni trascorsi in giro per l’Italia con l’autostop. Era il 1973 e assieme a due carissime amiche del paese, siamo partiti per quella bellissima avventura. Abbiamo visitato città storiche, visto scenari e mari incantevoli, conosciuto genti e luoghi stupendi. Abbiamo avuto anche momenti di difficoltà, ma sono serviti anch’essi a farci crescere e maturare affrontando le varie situazioni negative con decisione. Era bello poi alla sera all’ostello ritrovarsi con altri giovani e raccontarci le varie avventure da vagabondi. In quei giorni indimenticabili, ho respirato veramente l’aria di libertà!. Posso dire di aver trascorso gli anni giovanili realizzando le mie aspirazioni: molto ho preso e qualcosa ho dato e ora no
n ho rimpianti. Viene il giorno poi che la gioventù ti lascia e ti ritrovi un po’ più vecchio ma sempre con la voglia di fare e di dare e così tra un’esperienza e un’altra, alla fine di una vacanza in tenda con alcuni amici, la ragazza che mi avrebbe poi accompagnato nel corso degli anni si era finalmente sciolta alle mie insistenze ed ora , maturiamo trentadue anni di vita in comune. Come tutte le coppie ci arrabattiamo tra alti e bassi, però è ancora l’amore che ci tiene uniti e non l’abitudine . Abbiamo due figli, Lorenzo di trent’anni e Ombretta di ventiquattro Ora sono qui sulla soglia dei sessanta, con qualche botta ancora da smaltire, che ha ridimensionato un poco i miei progetti di neo pensionato, ma pronto a rimettermi in gioco con lo spirito di allora: quello dei RAGAZZI SPECIALI DI PRASO!

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